martedì 13 ottobre 2009

caritas in veritate. un pensiero.

mi dico:
perchè il papa per dare il titolo all'enciclica prende le parole da una lettera del nuovo testamento?
forse perchè l'enciclica è una lettera e allora ci sta, è lo stesso "genere letterario".
solo che stavolta non mi torna qualcosa.

infatti il papa inverte le parole di paolo.
non dice "la verità nella carità" ma il contrario. che significa?
a parte il fatto che la "verità" non viene mai definita in tutto il corso dell'enciclica (ma forse il significato di questa parola va cercato in tutto il resto del magistero papale, e allora equivarrebbe alla verità professata dalla Chiesa), il problema è cruciale.

per paolo infatti quello che affratellava era la carità.
è l'amore che ci fa fratelli, la comunione.
da questa comunione di base partiamo per cercare insieme la verità.
e io, cristiano, ti mostro la verità di gesù cristo, l'unica possibile per me. ma lo faccio nell'amore, amandoti.

qui è tutto il contrario.
quello che ci affratella è la verità.
il fatto che crediamo nella stessa cosa. che non siamo relativisti, che abbiamo come unico centro la Verità. ossia gesù cristo.
solo allora, quando condividiamo la verità, possiamo vivere la comunione.
solo se siamo saldi nella nostra fede, nella nostra verità (che è l'unica)
possiamo vivere la comunione, possiamo vivere l'amore.

ecco il dubbio:
cara santità,
io le voglio un gran bene e prego di cuore ogni giorno per lei e per chi con lei ha scritto quest'enciclica.
ma non le pare che questo discorso faccia del cristianesimo una fede d'élite?
dov'è la testimonianza, la civiltà dell'amore, l'impegno a promuovere la comunione tra gli uomini?

sono pensieri.
un pò tristi, per verità.

1 commento:

  1. Caro miscredente relativista e postmodernista che non sei altro! Il senso del magistero di BXVI scoincide con la sottolineatura della circolarità dialettica tra verità e carità.
    La carità senza verità si smarrisce in un vuoto e generico "volemose bene", mentre Cristo ha insegnato che la verità della carità coincide con l'agape - il dono totale all'altro - e non con un superficiale umanesimo.
    A sua volta la verità senza carità rischia di divenire assolutista e dominante, mentre Cristo ha insegnato prima di tutto che la verità della verità sta nella carità.
    La tensione dialettica tra i due poli è inesauribile, il propendere per una o per l'altra estremità significa smarrire il senso globale della venuta di Cristo sulla terra. D'altra parte questo delicatissimo equilibrio è possibile a noi uomini solo con la Grazia divina che deve sorreggere la nostra debolezza, il nostro voler essere "semplicemnte buoni" o "assurdamente veri".

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