sabato 20 dicembre 2008
CONVERSAZIONI NOTTURNE A GERUSALEMME
Dobbiamo imparare a vivere la vastità dell'"essere cattolico". E dobbiamo imparare a conoscere gli altri. Per esempio i musulmani. Molti dicono che siano favorevoli alla guerra santa, che vorrebbero convertirci tutti in maniera più o meno violenta. Sarà, ma non lo si può dimostrare con il Corano.
Gli uomini si allontanano dai propri documenti di base, dai Dieci comandamenti, e si costruiscono una propria religione; questo rischio esiste anche per noi. Non puoi rendere Dio Cattolico. Dio è al di là dei limiti e delle definizioni che noi stabiliamo. Nella vita ne abbiamo bisogno, è ovvio, ma non dobbiamo confonderli con Dio, il cui cuore è semore più vasto. Egli non si lascia domare o addomesticare. Per proteggere questa immensità non conosco modo migliore che continuare sempre a leggere la Bibbia. Così facendo, possiamo trasmettere ad altri il nostro entusiasmo e condividere con loro i tesori che vi troviamo. Chi scopre un buon maestro nell'insegamento della Bibbia è molto fortunato.
Se ascoltiamo Gesù e guardiamo i poveri, gli oppressi, i malati, andiamo verso di loro e li tocchiamo, Dio ci conduce fuori, nell'immensità. Ci insegna a pensare in modo aperto.
Da "CONVERSAZIONI NOTTURNE A GERUSALEMME - Sul rischio della fede" di Carlo Maria Martini e Georg Sporschill.
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mi spiace ma stavolta il cardinale ha toppato, perché si è dimenticato che "cattolico" significa proprio "universale", cioè la stessa cosa che lui sta dicendo. dire che non si può rendere dio "cattolico" è una contraddizione. dio è necessariamente cattolico..
RispondiEliminacaro amico ti ringrazio molto per il tuo pensiero.
RispondiEliminal'idea di questo blog è soprattutto quella di creare un dibattito attivo e questo è un buon segno.
purtroppo questa pericope dell'ultimo libro è messa qui "abbreviata" per economia di spazio ma, è ovvio, questa si trova in un contesto un pò più ampio in cui non è facilmente fraintendibile.
in ogni caso anche dalle poche frasi che abbiamo messo si può capire questo:
il cardinale inizialmente dice:
>>>Dobbiamo imparare a vivere la vastità dell'"essere cattolico".<<<
Usando una c minuscola.
poi, più sotto:
>>>Non puoi rendere Dio Cattolico. Dio è al di là dei limiti e delle definizioni che noi stabiliamo.<<<
Con la C maiuscola.
sono d'accordo con te rispetto a quel che dici. e, anzi, credo che la chiesa sia una, santa, cattolica e apostolica.
ma questo, del resto, è detto già nel "credo" primordiale, quello niceno costantinopolitano (cfr http://it.wikipedia.org/wiki/Simbolo_niceno-costantinopolitano).
e, come sai, nelle celebrazioni ecumeniche, quelle per l'unità dei cristiani, si recita insieme proprio questo simbolo e non, invece, quello più propriamente "Cattolico" (ti rimando anche a: http://it.wikipedia.org/wiki/Concilio_di_Nicea_I e al post che scriverò tra poco).
Qui il cardinale intende dire, piuttosto (e lo fa con il suo solito stile pungente), che non possiamo costringere Dio in una visione confessionale perchè Dio è oltre.
Senza arrivare a dimostrazioni strane di questa opinione (peraltro non smentita dal magistero) ci basta un pò di San Paolo, che anche solo in 1Cor 13 dice di non possedere ancora la conoscenza perfetta: "ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa".
Non possiamo credere, cioè, che Dio sia riducibile al pensare umano.
incredibile, lo diceva già quel disgraziato di Hegel ("la filosofia è un parziale", Vorlesungen berlinesi).
Qui però l'intento è soprattutto quello di rivolgere i nostri occhi all'attenzione ecumenica e dialogica verso le altre culture. Mi permetto ancora di proporti la lettura di Gaudium et Spes n°22.
Grazie dei tuoi pensieri, spero di essere riuscito a spiegare le cose in maniera chiara.